Il piacere
del dolce è modulato dal tipo di aspettativa
DIANE RICHMOND
NOTE E
NOTIZIE - Anno XXIII – 07 marzo 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale
di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a
notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la
sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici
selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori
riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.
[Tipologia del testo: RECENSIONE]
Il massiccio impiego di
dolcificanti al posto del saccarosio nelle diete terapeutiche ha sollevato un
serie di stimolanti interrogativi, che hanno indotto ricercatori di tutto il
mondo a cercare risposte. Non tantissimi anni fa, emerse l’evidenza che a
parità di potere dolcificante ed esperienza di gusto dedotta dalla misura delle
risposte molecolari, l’uomo e altri mammiferi, fra cui le specie murine
adottate comunemente nella ricerca, preferivano il saccarosio ai dolcificanti.
Si dedusse che la scelta poteva avere senso evoluzionistico, in quanto un
animale che vive in ambienti naturali può essere esposto a periodi di scarsità
di cibo ed ha quindi appreso a preferire gli alimenti più calorici. Ma, ci si
chiedeva, come fa un animale a distinguere e scegliere? La ricerca che ha
provato a dare risposta a questo interrogativo ha ottenuto tanti risultati
interessanti, fra cui il rilievo di recettori gustativi per il dolce in sede
ectopica, in visceri cavi dell’apparato digerente, e l’attivazione
preferenziale di questi recettori da parte del saccarosio.
Nonostante vari studi
condotti con lo scopo di accertare identità e differenza di risposta dei
recettori del gusto allo zucchero e ai suoi sostituti ipocalorici, attualmente
non è ancora chiaro se 1) saccarosio e dolcificanti elicitino proprie e
distinte risposte oro-sensoriali nel cervello umano e, soprattutto, se 2) le
risposte neurali a questi sapori sono modulate dalle aspettative.
Elena Mainetto e colleghi
coordinati Paul C. Fletcher hanno allestito uno studio per cercare di dare
risposta sperimentale a questi interrogativi, in quanto – affermano – dare
risposta a queste domande ha una diretta rilevanza per la nostra comprensione
del comportamento di scelta del cibo, e del modo in cui tale comportamento
possa essere modificato attraverso interventi dietetici.
(Mainetto E. et al., Expectation modulates the hedonic experiences of and midbrain responses to sweet flavour
. Journal of Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1523/JNEUROSCI.1121-25.2026, March 2, 2026).La
provenienza degli autori è la seguente:
Department of Psychiatry, University of Cambridge, Herchel Smith Building,
Addenbrooke's Hospital, Cambridge (Regno Unito);
Department of Psychiatry, University of Oxford, Warneford
Hospital, Oxford (Regno Unito); (Regno Unito); (Regno Unito); (Regno Unito); Mental Health Service, Fiona Stanley Hospital,
Perth, WA (Australia); Department of Psychosis Studies, Institute of
Psychiatry, Psychology and Neuroscience, King's College London, De Crespigny Park, London (Regno Unito);
Wellcome Trust MRC Institute of Metabolic Science,
University of Cambridge, Cambridge Biomedical Campus, Cambridge (Regno Unito); Cambridge and Peterborough NHS Foundation Trust,
Cambridge (Regno Unito).
Dunque, Fletcher, Mainetto e colleghi si sono
prefissi di verificare se i dolcificanti inducono proprie risposte gustative
differenti da quelle del saccarosio e se l’aspettativa è in grado di modulare
queste risposte. A questo scopo hanno messo in atto uno screening su 99 adulti
sani di entrambi i sessi, per selezionare un campione omogeneo di soggetti che
riferissero tutti esperienze percettive simili per saccarosio e dolcificanti,
eliminando in tal modo un potenziale elemento di confusione legato alle
differenze sensoriali gustative, nell’interpretazione delle immagini di
risonanza magnetica funzionale (fMRI). Il campione selezionato era costituito
da 27 volontari.
Durante le
scansioni, i partecipanti hanno ricevuto bevande zuccherate con saccarosio o
con dolcificanti in due paradigmi di condizionamento, che manipolavano le
aspettative dei volontari circa il sapore atteso: 1) il primo in modo
probabilistico; 2) il secondo in modo deterministico.
È emerso che
l’abilità dei partecipanti all’esperimento di distinguere lo zucchero dai
dolcificanti artificiali ipocalorici dipendeva in massima parte dalle loro
aspettative, che fortemente condizionavano anche il piacere gustativo di
ciascun sapore.
L’aspettativa
modificava le risposte cerebrali al sapore esperito solo durante l’esperimento
con paradigma deterministico, in cui l’aspettativa (erronea) dello zucchero
accresceva grandemente le risposte del mesencefalo al dolcificante, in modo
molto evidente al confronto con le volte in cui i volontari assaporavano il
dolcificante come si aspettavano.
I risultati
di questo studio evidenziano l’importanza dell’aspettativa, non solo per la
risposta comportamentale, ma anche per la codifica neurale del sapore dolce,
specialmente quando l’informazione percettiva non è affidabile. L’attesa dello
zucchero sembra accrescere il valore soggettivo del dolcificante, che può
risultare dal condizionamento sapore-valore nutritivo, che preferenzialmente
rinforza lo zucchero.
Questo studio
ha il merito di aver fornito un preciso correlato neurale all’influenza dell’aspettativa
sull’elaborazione dell’informazione gustativa.
L’autrice della nota ringrazia la dottoressa Isabella
Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione
“NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).
Diane
Richmond
BM&L-07 marzo 2026
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